mercoledì 25 giugno 2014

GALLIANISMI VOLUME 2 - IL RANKING UEFA DELLA SOLA CHAMPIONS LEAGUE

Secondo appuntamento con i Gallianismi a cura di Antonio Bomba. Classifiche e statistiche inventate da Adriano Galliani per esaltare il Milan ed applicate a tutti gli altri.

Nella scorsa edizione avevamo analizzato la classifica di serie A virtuale. In questa?

“L’Uefa dovrebbe rivedere i propri ranking. Farne uno esclusivo per la Champions e fare altrettanto per l’Europa League. L’Italia ed il calcio italiano tutto rischia di perdere una squadra in Champions per gli scarsi risultati conseguiti nella seconda coppa europea dalle nostre formazioni”

Ed ecco a voi il Ranking Uefa della sola Champions League. Ovviamente quinquennale. Galliani tirò fuori questa idea quando i primi turni di qualificazione della coppe europee 2010-2011 erano già in svolgimento ed appariva ben chiaro che
molto difficilmente saremo riusciti a mantenere il terzo posto nel ranking e quindi a conservare quattro squadre in Champions ed un totale di sette in Europa, cedendo tale privilegio alla Germania. Dal canto suo bene fece Galliani a proporre questo Ranking. Tra i pochi dirigenti italiani a conoscerlo nei suoi meccanismi matematici e quindi nel suo funzionamento effettivo, il risultato di allora sarebbe stato proprio l’Italia davanti alla Germania e quindi ancora quattro squadre in Champions per noi. E’ ancora così?


Procediamo con ordine e riduciamo l’analisi a quanto stava accadendo e a quanto accadrà negli anni successivi alle sole Italia e Germania che si contendevano il terzo posto, con Spagna ed Inghilterra rispettivamente prima e seconda inavvicinabili davanti, e tutte le altre dietro. Viene utilizzato come già detto il meccanismo del Ranking Uefa che potrete trovare qui:

ma applicato solamente a quanto accaduto in Champions League. Tenete presente che fino alla stagione 2008-2009 i bonus erano minori e così calcolati: tre punti anziché quattro per le squadre che accedono ai gironi e un punto anziché cinque di bonus per chi raggiunge gli ottavi di finale. E tenete anche presente che un po’ ingiustamente, quando nel 2009-2010 si è passati ai nuovi bonus i vecchi coefficienti annuali non sono stati riveduti.

Detto questo ecco quale sarebbe stata la situazione del ranking di sola Champions al termine della stagione 2009-2010 per Italia e Germania.


L’Italia è davanti alla Germania senza se e senza ma di ben 17.127 punti. Una enormità data da cinque stagioni su cinque in cui l’Italia ha fatto meglio della Germania in Champions. Una legittimazione ulteriore è venuta proprio al termine della stagione 2010 quando l’Inter in finale ha battuto il Bayern Monaco.

Come vedete Adriano Galliani bene aveva analizzato la situazione, conscio che nella stagione 2010-2011 era impossibile che la Germania potesse sopravanzare l’Italia nel solo ranking di Champions, cosa poi realmente accaduta in quello effettivamente utilizzato dall’Uefa.

Tuttavia proprio nella stagione 2010-2011 inizia il crollo italiano in Champions.


In questa stagione la Germania fa meglio dell’Italia di ben sei punti e nel quinquennio in questione il gap tra le due nazioni si riduce a soli 6.668 punti. Davvero poco. Si inizia la stagione male con la Sampdoria eliminata ai preliminari proprio dai tedeschi del Werder Brema che poi tuttavia non passeranno i gironi. Una fase in cui le altre due tedesche, il Bayern Monaco e lo Schalke 04, terranno invece un ottimo passo. Accedono invece agli ottavi tentennando un po’ Roma e Milan, mentre non ha problemi l’Inter che nella fase ad eliminazione diretta si concede il lusso di eliminare il Bayern. Le altre italiane invece capitolano subito senza mai dare la sensazione di poter passare il turno. Chi fa meglio di tutti è comunque lo Schalke che elimina l’Inter ai quarti prima di fermarsi in semifinale.


L’Uefa continua a non accogliere l’appello di Galliani e la situazione delle italiane peggiora sempre più.


La Germania fa meglio dell’Italia di ben 4.083 punti e nel ranking quinquennale supera l’Italia di 1.624 punti. Un distacco che nel corso degli anni non farà altro che ampliarsi. Si inizia malissimo con l’Udinese eliminata ai preliminari dall’Arsenal mentre il Bayern Monaco supera senza patemi lo Zurigo. Ai gironi tra le tedesche passano il Bayern Monaco ed il Bayer Leverkusen col Borussia Dortmund clamorosamente ultimo nel suo girone. Non hanno invece particolari problemi il Napoli, l’Inter dopo un avvio affannoso ed il Milan. Autentica decimazione agli ottavi: Il Napoli lotta come un leone ma capitola contro il Chelsea. Stessa cosa per l’Inter fatta fuori dal Marsiglia. Il Bayer Leverkusen viene schiantato dal Barcellona mentre il Bayern Monaco passa con il Basilea. La storia finisce tuttavia qui. Il Milan viene battuto ai quarti dal Barça mentre il Bayern Monaco arriva addirittura in finale perdendo ai rigori col Chelsea.

Siamo quarti sia nel ranking ufficiale che in quello della sola Champions ideato da Adriano Galliani. Tanto è sufficiente per non sentire più l’imperatore del mercato parlare di doppio ranking.

Tuttavia ci è sembrato interessante analizzare quale sarebbe la situazione attuale di un eventuale ranking quinquennale valido per la sola Champions League e compararlo col Ranking Uefa ufficiale. Da questo momento quindi quando sentirete parlare di perdere o guadagnare posizioni, stiamo parlando di quanto una nazione migliora o peggiora il proprio status nel ranking di sola Champions rispetto al Ranking Ufficiale Uefa. E detto che il ranking ufficiale Uefa lo potete trovare qui:
Ecco a voi il ranking della sola Champions League:



Poco cambia al vertice rispetto al Ranking Uefa ufficiale. Col tempo i valori hanno finito per assestarsi, quantomeno nelle posizioni che davvero contano.

La Spagna che nel quinquennio in considerazione ha vinto due finali, monopolizzando interamente l’ultima e portando quando è andata male almeno una squadra in semifinale domina il ranking risultando l’unica federazione a superare i cento punti.


Dietro di lei, sempre come nel ranking ufficiale, troviamo l’Inghilterra che per qualche decimo di punto mantiene il secondo a scapito della Germania.


Per i tedeschi qualche passo falso di troppo ha Inficiato la splendida annata 2012-2013 quando la finale fu tutta loro col Bayern Monaco che riuscì a battere il Borussia Dortmund.


E dietro? Ancora prima delle nazioni a poter schierare solo tre squadre e non quattro troviamo l’Italia, il cui andamento nel corso del quinquennio è andato via via calando salvo qualche sprazzo. A pari punti, ma dietro per aver realizzato un coefficiente stagionale minore nella stagione più recente (12.833 per noi e 10.333 per loro), troviamo la Francia. E’ questo il primo cambio rispetto al Ranking Uefa ufficiale dove in quinta posizione c’è il Portogallo. L’Italia rischia il sorpasso in questa nostra classifica alternativa? Sì. La Francia il prossimo anno perderà i punti della fantastica stagione 2019-2010 (21) che tuttavia non andò male nemmeno all’Italia (19.75). Nel corso delle stagioni successive le due nazioni hanno ottenuto punteggi simili. Insomma tutto è possibile ed il rischio di finire quinti sarà concreto soprattutto se il nuovo ricco calcio francese (Paris Saint-Germain e Monaco) farà il proprio dovere arrivando quanto più in fondo possibile senza perdere molti punti nella fase a gironi e la terza squadra (il Lille) non terminerà il girone a zero come accaduto in questa (Marsiglia). Di certo appare molto più dura che il Portogallo, sesto, possa scavalcare noi come i transalpini.


E tra le federazioni che potrebbero portare due squadre? Qua accade di tutto. I cambiamenti ci sono e spesso sono notevoli. Il vantaggio di poter portare una sola squadra, se realizza un exploit o quantomeno disputa un paio di Champions dignitose, è molto più importante che portare due o tre squadre per la gran parte inefficienti e tendenti a sperdersi (leggasi essere eliminate) tra fasi preliminari e gironi in cui si totalizzano zero punti o poco più.

E così se la Russia si conferma settima ecco che all’ottavo posto troviamo a gran sorpresa Cipro. Certo è dura far passare Cipro come l’ottava potenza europea per valori espressi in Champions League. Ma d’altra parte quante altre nazioni sono riuscite a portare una squadra ai quarti negli ultimi cinque anni? Pochi già se ne ricordano ma nel 2011-2012 l’Apoel Nicosia dopo aver superato i gironi, eliminò il ben più quotato Lione per poi essere eliminato dal Real Madrid di Jose Mourinho ai quarti, totalizzando un coefficiente stagionale di 23.5.


In nona posizione troviamo l’Ucraina che conferma la sua posizione mentre al decimo, grazie ad un Basilea sempre oltre le aspettative iniziali, troviamo la Svizzera che migliora la sua tredicesima posizione. Il calcio turco mantiene l’undicesima posizione così come la Grecia la dodicesima, mentre la Danimarca sale in tredicesima piazza grazie alla stagione 2010-2011 del Copenhagen, capace di arrivare agli ottavi dopo essere giunti secondi nel girone dietro al Barcellona.


Gli ultimi posti utili ad iscrivere due squadre sono a sorpresa per la Repubblica Ceca grazie ad un Viktoria Plzen che semplicemente qualificandosi spesso ai gironi rende grande la propria nazione e la Romania che nel suo continuo sali-scendi nel ranking è nella fase di “sali”.


Chi resta fuori? Rispetto al Ranking Uefa ufficiale resta neanche troppo clamorosamente fuori l’Olanda. Ottava nel Ranking e sedicesima in quello della sola Champions, segnale evidente che le squadre olandesi non riescono più a tenere il passo col calcio che conta. Stesso discorso può essere fatto per il Belgio, da sempre fratellastro dell’Olanda per prestazioni e filosofia. Decimo nel Ranking Uefa e addirittura ventunesimo in quello della Champions, dietro anche ad Israele e Croazia e alla Bielorussia che col Bate Borisov mette spesso paura a formazioni ben più blasonate. Il Belgio ottiene così il peggior sbilancio tra le due classifiche senza se e senza ma. Giustificabile infine che l’Austria passi dal quattordicesimo al ventitreesimo posto dato che la qualificazione alla fase a gironi di Champions è sempre stata un miraggio prima dell’ultima stagione.

Anche la seconda edizione dei Gallianismi giunge agli archivi. Non mi resta che darvi appuntamento alla prossima occasione sempre su questo Blog, Calcio e altri elementi.

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3 commenti:

  1. Quando Galliani tirò fuori l’idea del ranking separato di CL, non mi trovai assolutamente d’accordo per una serie di motivi. Prima di tutto, eticamente, perché non mi piacciono i trucchetti coi quali, se non si riesce a ottenere il risultato voluto colle regole in vigore, si cerca di raggiungerlo ugualmente cambiando le norme. In secondo luogo, dal punto di vista più operativo, perché non era chiaro come si dovessero a quel punto decidere le partecipanti all’EL (punto che a Galliani, evidentemente, poco interessava): il “ranking di EL” sarebbe stato il (precedente) ranking UEFA, oppure si sarebbe dovuto procedere a un analogo ricalcolo tenenendo validi solo i risultati ottenuti in EL (e nel qual caso, come si sarebbero pesate le posizioni delle ripescate?). E senza dimenticare che, comunque si fosse deciso d’intervenire, le 3 federazioni che hanno diritto a 4 squadre in EL non potevano più essere la 7ª, l’8ª e la 9ª, ma verosimilmente le prime 3. Inoltre, come hai fatto notare nel pezzo, un “ranking di CL” sarebbe troppo soggetto a repentini sbalzi di posizioni per quelle federazioni che partecipano con una sola squadra, situazione che “estremizza” in positivo e in negativo quanto raccolto dall’unica portabandiera.
    Detto questo, però, è altrettanto vero che la proposta di Galliani verteva su un particolare all’epoca ame sconosciuto e che, tutto sommato, la rende meno “interessata” di quel appare ad una prima occhiata. Parlo della distinzione sempre più marcata, e quasi definitiva dal 1999/2000, operata dall’UEFA fra aspetto competitivo e partecipativo dei suoi tornei, che a livello di club s’è spinta nel convergere nella CL il primo, lasciando il secondo alla Coppa UEFA e, specialmente ma non unicamente, all’Intertoto. Aspetto partecipativo ora sulle spalle della sola EL, che ha “fagocitato” UEFA e Intertoto. Detta in poche parole, la CL è “l’unico torneo europeo per club”, dove viene eletta la “migliore delle migliori”, l’EL serve solo per far fare esperienza internazionale alle “migliori delle peggiori” contro “le peggiori delle migliori”. In quest’ottica si comprendono sia i massicci ripescaggi da CL all’EL, sia la sproporzione dei premi fra i due tornei; tornando ora al ranking, la proposta di Galliani può essere (anche) letta così: “Perché i posti nell’unico torneo competitivo europeo devono essere assegnati tenendo conto pure dei risultati ottenuti nel torneo partecipativo? D’altronde nel ranking UEFA non è mai entrato quanto ottenuto nell’Intertoto, per cui tanto vale ripetere analoga estromissione anche per l’EL.”.
    L’UEFA ha tenuto e tiene duro e il ranking considera e continua a considerare sia CL sia EL, ma temo che ciò sia dovuto essenzialmente per impedire un (eccessivo) disimpegno dei club di prima fascia quanto sono “costretti” a giocare in EL; in pratica, il ranking “completo” serve solo come “deterrente” per evitare che l’EL scada del tutto a livelli d’Intertoto (torneo che pativa un abnorme sequela di rinunce edizione dopo edizione). D’altronde il disiteresse verso l’EL temo sia comunque generalizzato e non solo italiano, altrimenti non si comprenderebbero le varie modifiche apportate in soli 7 stagioni di vita.
    A questo punto, per tagliare la testa al toro, sarei favorevole all’ultima idea di Platini della coppa unica europea per club. Attenzione: non come progettata quand’era candidato alla presidenza (ricordo brevemente, integrale eliminazione diretta con tutt’i club che partono dal medesimo turno: come dire, essere campione nazionale o sesto sarebbe stata la stessa identica cosa) ma nella sua recente (presumibile) articolazione (un tabellone principale a 16 gironi da 4, con alcuni club già ammessi direttamente, altri che vi si devono qualificare con un tragitto più o meno lungo, il tutto a seconda del ranking UEFA e della posizione nei tornei nazionali).

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    1. Analisi perfetta. Complimenti

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  2. Ciao Rado.

    Credo che la diciture utilizzate dall'Uefa servano come giustificazione alle loro formule (ripescaggio della terza in di CL in EL e a come vengono spartiti i soldi).

    Sull'unica coppa europea credo andrebbe bene a tutti gli appassionati ma di sicuro andrebbe a quel punto allargata a 48 o 64 squadre. Ed è proprio qui che Platini ha trovato interlocutori poco propensi dato che vi sarebbero troppe partite in primis che sminuirebbero il valore del prodotto e troppe partite abbastanza scontate o molto meno interessanti di quelle attuali che sminuirebbero il pacchetto venduto ancor di più. Inoltre alle squadre d'elite attuale, ovviamente, la spartizione della torta diritti TV che vedrebbe il doppio delle squadre attuali a mangiare non piace affatto...

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